C'è chi dice che viaggiare su un autobus
sia come fare l'inventario del mondo,
straniero e innumerabile. Che sposti
inevitabilmente l'attenzione sull'idea di destino:
barbaro per chi di noi si pensa fra i virtuosi
comunitari al centro di un assedio,
specchio ed enigma per il viaggiatore che si incontri
pieno di spazio e tempo, e solo, e senza casa.
di Massimo Morasso